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Ente Autonomo Fiere di Foggia

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Il discorso inaugurale del presidente dell'Ente Fiera, Avv. Fedele Cannerozzi Stampa E-mail

Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto nella giornata di ieri dal Presidente dell'Ente Fiera di Foggia, Avv. Fedele Cannerozzi, in occasione della cerimonia inaugurale della 61° edizione della Fiera Internazionale dell'Agricoltura e della Zootecnia.

Signor Presidente della Regione,

è con gioia, credo con comprensibile letizia, e con un pizzico di emozione (anche questa, credo, del tutto comprensibile) che Ti porgo il più caloroso benvenuto dell’Ente Fiera e mio personale, ringraziandoti per la tua presenza al Quartiere Fieristico  di Foggia. Oggi la tua rinnovata presenza è motivo di orgoglio e nel contempo di stimolo per un rafforzato  impegno nel nostro lavoro.

I miei saluti sono altresì indirizzati a Sua Eccellenza il Prefetto di Foggia Dott. Antonio Nunziante, ai Parlamentari, ai Consiglieri regionali, al Presidente della Provincia, On. Antonio Pepe, al Sindaco di Foggia, Ing. Gianni Mongelli, agli amministratori locali, a Sua Eccellenza l’Arcivescovo di Foggia-Bovino Mons. Francesco Tamburrino, al Presidente della Camera di Commercio, Ing. Eliseo Zanasi, al Magnifico Rettore dell’Università di Foggia, Prof. Giuliano Volpe, al Signor Questore e a tutte le Autorità civili e militari, nonché ai rappresentanti delle associazioni professionali e di categoria e dei lavoratori.

Un particolare saluto ed un augurio di buon lavoro, rivolgo agli assessori Elena Gentile, neo riconfermata Assessora alle Politiche Sociali, Dario Stefano, anch’egli neo riconfermato Assessore all’Agricoltura, e Nicola Frantoianni, neo Assessore alle Politiche Giovanili. Sono particolarmente felice di poter ospitare la loro, credo, prima partecipazione ufficiale, quali esponenti del nuovo governo regionale appena insidiatosi.
  
Presidente Vendola,

per il 2010 vi sono grandi e giustificate attese del mondo agricolo per quelli che saranno i risultati della nostra agricoltura: l’andamento climatico stagionale e la disponibilità di acque per uso irriguo costituiscono senza dubbio buone premesse per le rese produttive; lo stesso purtroppo non può dirsi sul piano del mercato e dei redditi, che solo nell’ultimo anno hanno registrato per il comparto agricolo una riduzione media del 9,6% su base nazionale.

Questa attesa non riguarda solo il mondo agricolo pugliese - ed in particolare della Capitanata - ma tutta l’agricoltura italiana, dove la Puglia conserva posizioni di testa con le province di Foggia e Bari tra le prime realtà agricole italiane.

Auspichiamo dunque di lascarci  definitivamente alle spalle  un’annata agraria tra le più deludenti del decennio che si avvia a concludersi.

Diversi e noti i fattori: la congiuntura economica internazionale, il rallentamento dei consumi nei principali mercati europei, un rapporto euro dollaro che ha frenato le esportazioni oltreoceano, l’annosa questione dei costi di produzione, la concorrenza, più o meno leale, dei paesi così detti emergenti che proprio sul versante dei costi porta la sfida più insidiosa alle nostre imprese, non potendo competere con la qualità del nostro prodotto.

Su queste tematiche l’azione e l’impegno delle organizzazioni professionali agricole sono costanti e meritorie, ma non vi è dubbio che occorre puntare su una rivisitazione delle politiche comunitarie e nazionali per il settore, come pure dei rispettivi meccanismi attuativi.

Il settore primario è quindi chiamato ad assicurare un recupero di produttività e redditività per le aziende agricole e per tutta l’economia e perciò, nel rispetto dei compiti istituzionali di ciascuno, mi limito solo a richiamare la necessità ineludibile di proseguire con rafforzata determinazione la sfida del nostro sistema agroalimentare in direzione dell’innovazione.

Innovazione: un termine che recentemente ha caratterizzato il dibattito in vari settori, ma che significa innanzitutto innovazione della cultura e del pensiero nell’approcciare le diverse questioni.

Per restare nell’ambito prettamente agricolo, non vi è dubbio che per decenni l’innovazione in agricoltura, sul piano generale, è stata per lo più affidata alle aziende produttrici di mezzi tecnici, basti pensare ai grandi progressi della meccanizzazione e della chimica.

Le nostre aziende, sia quelle agricole che quelle alimentari, si sono quindi evolute fondamentalmente a seguito di ristrutturazioni di impianti o attrezzature che hanno consentito  loro di acquisire le innovazioni tecnologiche disponibili.

E’ mancata, sopratutto, nel Mezzogiorno ed in molte realtà a primaria vocazione per l’agroalimentare – tra le quali la Capitanata-  una innovazione autoctona, che partisse cioè dall’analisi dei fabbisogni e incidesse sui processi produttivi puntando a migliorare la qualità del prodotto – la sua tipicità – piuttosto che la sua quantità. Una innovazione che puntasse a modificare e rendere più efficaci i processi distributivi dei nostri prodotti agroalimentari. Le ragioni del ritardo sono molteplici e complessi. A me tre di esse appaiono più evidenti delle altre:

·    la polverizzazione aziendale, ovvero le dimensioni delle nostre imprese agricole che generalmente sono tali da non essere in grado di supportare l’investimento per la innovazione
·    l’invecchiamento dell’imprenditorialità agricola – anche se interessanti segnali di una certa inversione di tendenza sono in atto con l’affacciarsi di nuove generazioni – invecchiamento che rende più difficoltoso la disponibilità anche culturale all’innovazione
·    la frammentazione della struttura distributiva e la prevalenza di aziende che non si confrontavano direttamente con i mercati - perché spesso fornitrici di terzi - e quindi non direttamente chiamate a rispondere alla domanda di innovazione.
Questo stato di cose ha riguardato a lungo anche la nostra amata Puglia, dove nel contempo si registrano anche significative differenze in termini di propensione all’innovazione tra le diverse province.

In Capitanata, poi, è mancata per decenni quell’offerta di innovazione che poteva venire direttamente dagli istituti di ricerca, che quindi potevano proporre al sistema delle imprese i frutti del proprio lavoro tradotti in progetti di innovazione: non vi era infatti l’Università  e la stessa meritoria azione degli allora istituti sperimentali da un lato faceva riferimento a comparti tradizionali  dell’agricoltura che incidevano ed incidono sempre meno sull’economia agricola reale del nostro territorio, dall’altro mancavano dell’indispensabile raccordo con il sistema delle imprese.

Per fortuna le cose stanno cambiando e per certi aspetti con una tempistica apprezzabile e degna di nota, se si considera che quelli prima ricordati sono processi evolutivi non brevi.

Abbiamo una Università ed una Facoltà di Agraria di assoluto rispetto che si sforza continuamente di proporre soluzioni aderenti alle esigenze del territorio; abbiamo, nel contempo, un sempre maggior numero di aziende – la cui dimensione diventa fattore non di primaria importanza – che si confrontano direttamente con i mercati, sia esso nazionale o estero, tradizionale o della grande distribuzione, dai quali ora ricevono input precisi in termini di innovazione richiesta dal consumatore o utente finale.

Abbiamo dunque più aziende che si confrontano direttamente sul mercato, una Università giovane ma dinamica e prolifica, istituti di ricerca riformati che ad esempio per il frumento duro ha anche funzioni di capofila: tutto ciò negli ultimi anni si è rafforzato con la creazione di quell’anello di raccordo tra sistema della ricerca e sistema delle imprese costituito dal distretto tecnologico per l’agroalimentare, il DARE, che la Regione Puglia con senso di obiettività e lungimiranza, ha deciso di allocare in Capitanata.
Da ultimo, ma non meno importante, il distretto produttivo per l’agroalimentare che non potrà non sviluppare un’interlocuzione positiva con gli altri soggetti delle diverse filiere agroalimentari.

Ebbene, caro Presidente, tutto questo va ora rafforzato ed accompagnato, poiché l’innovazione è l’unica strada da percorrere per vincere la sfida globale; un sfida che, piaccia o no, non potrà mai essere affrontata con la deprecabile  richiesta di improbabili allineamenti del costo del lavoro ad altre realtà del pianeta, come pure con la invocazione di inattuali barriere doganali.

Innovazione, innovazione e ancora innovazione, dunque, ma anche regole uguali per tutti in termini di sicurezza alimentare, tracciabilità, rispetto delle norme sanitarie, tutela dei diritti umani, salvaguardia dei marchi e dell’origine. Su questi temi, Onorevole Vendola, l’azione della Regione Puglia si è particolarmente distinta, ma occorre oggi continuare sul cammino intrapreso, perché – come tu hai giustamente e più volte affermato – l’innovazione è vita e chi non innova è destinato a soccombere.

E’ la consapevolezza della tua caparbietà sul tema dell’innovazione che mi fa confidare in un prossimo grande sforzo della Regione Puglia nel favorire l’accesso dei nostri imprenditori agricoli alle nuove tecnologie. Il comparto agricolo non ha bisogno di interventi a pioggia. L’unica pioggia che desidera è quella, a tempo debito, che viene giù dal cielo. Gli agricoltori si aspettano che i decisori pubblici li sostengano nella sfida della qualità, favorendo il loro accesso all’innovazione tecnologica. Gli agricoltori di Foggia e della Puglia si aspettano questo sostegno dalla Regione da te guidata.

Mi sia però consentito, mentre mi avvio a concludere, di parlare un po’ di noi, di questa nostra Fiera, del suo ruolo, del suo futuro.

Credo di avere il dovere, oggi, durante la mia prima inaugurazione, di chiarire quale sia il programma di lavoro che propongo di svolgere in questi anni, con la collaborazione degli Enti promotori, del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale e di tutta la struttura dell’Ente.

Voglio preliminarmente condividere il sentimento diffuso nella nostra gente di Capitanata secondo il quale la Fiera di Foggia ha bisogno di un rivoluzionario mutamento. Così com’è non può restare, ma sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: la Fiera deve cambiare non perché quella attuale sia sbagliata e sia stato errato il lavoro svolto da chi mi ha preceduto.

Al contrario, credo che tutta la nostra comunità abbia un debito di gratitudine nei confronti di coloro che hanno condotto la fiera di Foggia in questi decenni; a cominciare dal grande lavoro fatto da chi è da tutti ritenuto il fondatore di questa Fiera, l’on. Gustavo De Meo, che ha avuto il merito di inserire con autorevolezza la nostra fiera nel sistema fieristico nazionale ed internazionale.

Uguale gratitudine dobbiamo agli altri Presidenti. A Piero Gentile che ha avuto la responsabilità – esercitata con sagacia ed efficacia – di riportare in equilibrio la situazione patrimoniale e finanziaria dell’Ente e di reperire le risorse finanziarie per  le grandi opere di ammodernamento di questo quartiere.

E, per finire, dobbiamo essere riconoscenti nei confronti di Gianni Mongelli, oggi nostro Sindaco, che da Presidente della Fiera ha dato inizio a quelle opere, ma ha anche recuperato quella storica immagine di autorevolezza che la Fiera di Foggia in qualche modo aveva nel tempo vista offuscata.

La Fiera, dicevo, va profondamente mutata perché è cambiato il contesto socio-economico nella quale essa opera
·    siamo in presenza di una congiuntura economica, nazionale ed internazionale, in grande sofferenza, che, purtroppo, permarrà anche nei prossimi anni;
·    ci stiamo dotando di quartiere fieristico rinnovato e migliorato
·    è in corso un processo di privatizzazione dell’attività fieristica
·    sono nati nuovi ed efficaci canali di incontro domanda/offerta beni e servizi, in particolar modo veicolati dalla rete Internet, direttamente in concorrenza con l’attività fieristica tradizionale
·    nuove esigenze di socialità e di relazione tra gli individui emergono sempre più nel territorio e premono alle porte delle istituzioni pubbliche e bussano anche ai cancelli della Fiera di Foggia, in un contesto nel quale assai ridotta è l’offerta di spazi pubblici a ciò destinati

Sono questi temi ed argomenti che dovremo tutti assieme sviluppare e discutere.

Permettimi, però, caro Presidente, di richiamarne almeno uno ossia il processo di privatizzazione dell’attività fieristica in atto.

Chi come te mi conosce, caro Presidente, sa bene che sono scevro da preconcetti ideologici e provo a guardare la realtà per quella che è, senza pre-concetti. E ciò non di meno, avverto un vero disagio dinanzi alla prospettiva che si sta costruendo.

Gli ordinamenti comunitari e statali, come è noto, hanno scelto la strada della privatizzazione per quel che riguarda l’esercizio dell’attività fieristica e hanno previsto un sostanziale divieto per gli enti pubblici di organizzare fiere.

Ma perché vietare? Perché non consentire anche al pubblico – in piena concorrenza – di esercitare l’attività fieristica? Sarebbe stata una bella sfida, sul piano della qualità e della capacità, e invece si vuol passare dall’iper liberismo al totale illiberismo.

La Regione Puglia ha dovuto adeguarsi al nuovo contesto normativo e con la legge regionale 2 del 2009 ha sostanzialmente ribadito che l’attività di organizzazione e gestione di manifestazioni fieristiche è svolta da soggetti privati, aventi la qualità di imprenditori ai sensi dell’articolo 2082 del codice civile.

In sostanza, dal giorno in cui questa legge diverrà pienamente efficace con il regolamento di attuazione, la Fiera dell’Agricoltura, ad esempio, non potrà vedere la 62^ edizione se solo un soggetto imprenditoriale privato assumesse il rischio d’impresa  investendo capitali propri.

Vorrei però osservare che esiste un profilo della attività fieristica che resta di natura pubblicistica e non può essere interamente delegato ai privati, non avendo questi interesse a perseguirlo.
Faccio riferimento al fatto che esiste – soprattutto nelle aree produttive in difficoltà, come la nostra – la necessità di promuovere le attività imprenditoriali anche quando questa attività di promozione non produce utili. Le nostre piccole aziende, che sono in difficoltà e che non possono consentirsi la partecipazione a costosissimi eventi fieristici, hanno il diritto di essere promosse, anche quando questo comporta un costo e non un utile per l’organizzatore dell’evento fieristico?

Faccio un esempio. Tutti abbiamo avuto modo di rallegrarci per la riuscita di EuroMed&Food: un grande ed innovativo evento di promozione dei nostri prodotti migliori che è stato in grado di mettere in relazione le nostre imprese con operatori economici internazionali. Un evento fieristico che in questi anni ha portato e porterà enormi vantaggi non solo alle imprese coinvolte, ma più in generale all’intero tessuto economico e sociale del nostro territorio.

Ebbene, non è un mistero che, da un punto di vista del risultato economico, EuroMed&Food non ha prodotto utili per i soggetti organizzatori, in quanto i costi di allestimento e di organizzazione hanno superato di gran lunga i ricavi ottenuti dalla vendita degli spazi alle nostre aziende espositrici.

Ma c’è qualcuno in questa sala che sia disposto a non riconoscere il grande valore di EuroMed&Food, che non sia disposto a chiedere che quell’evento sia ripetuto, che non convenga che in termini di benefici complessivi per il sistema produttivo di questa provincia, e non solo, sia stato un grande successo?

E dunque, privatizziamo pure l’attività fieristica, ma non permettiamo che in questa opera di privatizzazione le nostre imprese più deboli, quelle più piccole - che non necessariamente debbano essere considerate quelle “fuori mercato” – ci lascino le penne e restino al palo.

Occorre quindi definire, in questo mutato scenario, il ruolo che la Fiera di Foggia deve assumere nel territorio di appartenenza in relazione al suo fine istituzionale: promuovere lo sviluppo socio-economico del nostro territorio attraverso la promozione delle sue attività, imprenditoriali e non solo.

E’ iniziata una nuova epoca: occorre ripensare la fiera e darle  nuovo volto e nuovi obiettivi, ridefinendone mission e strategie.
Penso, in altri termini, che la Fiera di Foggia debba dotarsi di un piano strategico per il periodo 2010-2015.
Credo, inoltre, che il piano strategico 2010-2015 della Fiera di Foggia debba essere definito all’interno di un percorso di ampia partecipazione dell’intero nostro territorio, dei soggetti istituzionali e politici in esso presenti, delle associazioni di categoria e professionali, dei sindacati dei lavoratori, delle istituzioni culturali e di ricerca, delle associazioni che costituiscono il c.d. terzo settore.
Penso, insomma, che la Fiera di Foggia appartenga e sia al servizio di questo territorio: che sia il territorio stesso, dunque,  a definirne strategie ed obiettivi.
E’ evidente che quale Presidente dell’Ente ho il dovere di formulare alcune proposte in merito agli obiettivi di fondo. E non intendo sottrarmi a tale dovere, sebbene più che proposte ritengo utile consegnare alla discussione “temi di indagine”.
Credo, ad esempio, che sia irrinunciabile per la Fiera di Foggia, all’interno di un sistema fieristico regionale integrato (che costituisce un sistema e non una arena in cui combattere con gli altri enti fieristici) ricercare una sua specializzazione. Non è più il tempo dell’offerta fieristica indifferenziata. Penso, ad esempio, che anche la Fiera dell’Agricoltura abbia necessità di specializzarsi. E mi sembra che già oggi, ad esempio, la zootecnia, per la qualità dell’offerta fieristica e per la quantità degli spazi destinati, si candidi ad essere ambito di specializzazione della campionaria dell’agricoltura.
Credo, ancora, che la Fiera di Foggia debba puntare ad essere riferimento di un territorio più ampio di quello provinciale. Altrimenti non ha senso. O riusciamo a formulare una offerta fieristica che interessi un ambito territoriale sovra regionale, oppure siamo destinati a scomparire. E, ve lo dico con estrema sincerità, non ho alcuna intenzione di essere l’officiante del funerale di questa gloriosa Fiera di Foggia o il custode di un sepolcro vuoto.
Penso che la Fiera di Foggia debba proporsi quale luogo e strumento di trasmissione dell’innovazione tecnologica dai centri di ricerca alle imprese, dai produttori di tecnologie agli operatori economici. Dovremmo porci come obiettivo irrinunciabile quello di essere facilitatori dell’accesso alla innovazione tecnologica delle nostre imprese.
Penso, ancora, che la Fiera di Foggia non possa fare a meno – di concerto con gli altri enti pubblici – di contribuire a dare una risposta ai bisogni di cultura, socialità, relazioni interpersonali, anche proponendo eventi fieristici dedicati.
Questi sono solo alcuni suggerimenti di temi di discussione. Certamente parziali e non esaustivi.
Per questo assegno grande valore alla partecipazione allargata alla redazione del piano strategico e propongo, pertanto, che si dia inizio a questo percorso partecipativo perché, nel giro di pochi mesi, si possa pervenire alla definizione di un condiviso piano strategico per la Fiera di Foggia valido per il quinquennio 2010-2015.
Sono sicuro che in questa opera di ridefinizione della Fiera ciascuno di voi presenti in questo sala, autorità, soggetti collettivi e singoli cittadini, darete il vostro prezioso ed indispensabile contributo.
E sono altresì sicuro che in questa opera la Regione Puglia sarà al nostro fianco perché ne sono certo, Presidente, possiamo contare sul tuo affetto e sulla tua attenzione.

E’ con questi sentimenti che ti prego di voler dichiarare ufficialmente aperta la 61^ Fiera Internazionale dell’Agricoltura e della Zootecnia di Foggia.



 

 
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